12.06.2018 h 15:56 di  Valtiberina Informa

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A Città di Castello "La nascita di una diocesi nella Toscana di Leone X: Sansepolcro da borgo a città"

Sarà presentato giovedì 17 giugno, nella sala conferenze del Seminario Vescovile di Città di Castello (inizio alle ore 17.30), il libro La nascita di una diocesi nella Toscana di Leone X: Sansepolcro da borgo a città, di Andrea Czortek e Francesca Chieli
A Città di Castello "La nascita di una diocesi nella Toscana di Leone X: Sansepolcro da borgo a città"
Sarà presentato giovedì 17 giugno, nella sala conferenze del Seminario Vescovile di Città di Castello (inizio alle ore 17.30), il libro La nascita di una diocesi nella Toscana di Leone X: Sansepolcro da borgo a città, di Andrea Czortek e Francesca Chieli, che getta nuova luce su uno degli aspetti più significativi storia altotiberina, civile e religiosa, cioè il conferimento del titolo di Sansepolcro a città mediante l’istituzione della diocesi. Il volume è edito dall’Istituto Storico Italiano per il Medio Evo nella collana “Italia sacra”.
A presentare il saggio sarà la dott.ssa Paola Monacchia, Presidente della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria. L’iniziativa è promossa dall’Archivio Storico Diocesano di Città di Castello in collaborazione con l’Associazione Storica dell’Alta Valle del Tevere e il Circolo Culturale “Luigi Angelini”.

Tre anni di appassionata ricerca d’archivio condotta tra Sansepolcro, Città di Castello, Firenze e Roma hanno portato Francesca Chieli e Andrea Czortek a ripercorrere le tappe del lungo e articolato iter che, tra 1441 e 1520, impegnò l’intero gruppo dirigente di Sansepolcro per ottenere la creazione di una nuova diocesi e, di conseguenza, il conferimento del titolo di città. Secondo il diritto medievale, infatti, solamente le sedi vescovili potevano fregiarsi del prestigioso appellativo di civitas, a sua volta capace di conferire nobiltà agli abitanti. Come noto, il 17 settembre 1520 papa Leone X, nel corso di un concistoro tenuto in Vaticano, approvò l’istituzione della diocesi di Sansepolcro, conferendo all’antico borgo – sorto attorno a un monastero benedettino, poi camaldolese, documentato dal 1012 – l’ambito titolo di città. In tal modo Sansepolcro, entrata a far parte del dominio fiorentino nel 1441, si inseriva in maniera nuova nella rete dei rapporti tra i centri toscani, divenendo pienamente capoluogo della parte fiorentina dell’Alta Valle del Tevere e acquisendo maggior prestigio nell’ambio del nascente stato regionale. Dall’iniziativa di papa Leone X non fu estraneo il vescovo di Città di Castello, il cardinale Achille de Grassis, poi vescovo di Bologna, che nel concistoro fu il proponente della creazione della diocesi, ottenendo in cambio alcuni benefici nel plebato di Sestino a risarcimento delle perdite economiche subite dalla diocesi tifernate con lo scorporo di quasi la metà del proprio territorio.

Se fino a oggi questo fatto era stato letto o come scelta di papa Leone X, che in tal modo avrebbe consolidato il potere della propria famiglia, o come operazione promossa dal locale abate camaldolese per sottrarsi alla giurisdizione del vescovo di Città di Castello, la ricerca ha messo in luce una situazione assai più complessa e articolata, che coinvolge almeno ottant’anni di storia cittadina durante i quali viene operata una profonda rilettura del passato per fornire una base, giuridica e politica, alle richieste del presente.
Un percorso affascinante questo, che ha intrecciato le fonti documentarie con quelle letterarie, iconografiche e architettoniche. In particolare, la ricerca d’archivio ha permesso di rinvenire una documentazione sinora del tutto inedita che permette oggi di ricostruire con grande dettaglio le fasi che portarono a una prima bolla di erezione della diocesi nel 1515. Il fatto è noto nella sua conclusione, ma adesso è possibile ricostruire per buona parte l’iter che fu percorso, mettendo in luce la capacità dell’ambiente locale di rapportarsi con il primo papa Medici e, allo stesso tempo, la capacità di Leone X di accogliere istanze locali conciliandole con le esigenze dello stato mediceo e della propria famiglia.

Le conclusioni della ricerca mettono nella giusta luce il ruolo di papa Leone X: infatti, se il sostegno del primo papa Medici si rivelò determinante, è pur vero che la vicenda ha avuto una genesi decisamente locale, essendo il frutto maturo del lungo processo di crescita che aveva coinvolto l’antico borgo dalla fine del XIII secolo. Nonostante il sostegno unanime del gruppo dirigente locale, i numerosi tentativi non vanno a buon fine, ma dopo il 1513 il comune di Sansepolcro è capace di sfruttare a proprio favore la presenza di un Medici sulla cattedra di Pietro. Il fatto finora sconosciuto – e ora documentato grazie a un ritrovamento archivistico operato da Francesca Chieli – è il coinvolgimento del vescovo di Sarsina, Galeazzo Corvara, il quale sarebbe disposto a trasferirsi a Sansepolcro quale vescovo di una diocesi denominata Sansepolcro e Sarsina. Le trattative tra il vescovo e comune vanno avanti a lungo e coinvolgono sia la Repubblica che il papa. Leone X è d’accordo e il 22 settembre 1515 firma una prima bolla di erezione della diocesi. Tuttavia il problema dell’estensione della giurisdizione del vescovo tifernate in territorio fiorentino è più ampio e la soluzione proposta dal vescovo di Sarsina e dal comune di Sansepolcro lo risolve solo in parte. Inoltre, il Borgo si trova ad affrontare un momento non facile, segnato anche dalla presenza dell’esercito francese che devasta le campagne, per cui sul momento non il disposto papale non trova applicazione.
Ci vorranno altri cinque anni perché il papa, nel concistoro del 17 settembre 1520, approvi nuovamente la creazione della diocesi di Sansepolcro, grazie anche al ruolo esercitato dal cardinale Achille de Grassis, vescovo di Città di Castello, e poi di Bologna. La notizia giunge a Sansepolcro il 23 settembre 1520, causando un moto di grande esultanza che, nella retorica del tempo, coinvolge anche l’aldilà: «essendo per grazia de l’omnipotente Dio alla nostra terra conceduto il vescovo et facta ciptà et cavatola da subiectione et datoci utile et honore, et per questa bona nova s’arcolegra tucta la patria e gl’omini e persone d’essa et in l’altro mondo i nostri antichi s’anegodono e ralegreno». Così Sansepolcro assurgere al rango cittadino e ottiene una propria diocesi, che comprende buona parte dell’Alta Valle del Tevere toscana e della Val di Bagno, avendo come perno le due antiche abbazie camaldolesi di Sansepolcro (che diventa cattedrale) e di Bagno di Romagna.
La ricerca coinvolge profondamente anche la diocesi di Città di Castello, di cui Sansepolcro ha fato parte fino al 1520 (come buona parte dell’odierna Valtiberina Toscana e dell’Alta Valmarecchia). La divisione del territorio in due diocesi ha dato vita a due Chiese locali che, pur nate da una lunga situazione di conflitto giurisdizionale, nel tempo hanno saputo vivere rapporti non solo di comunione, ma anche di collaborazione, dal momento che i due vescovi si trovavano a vivere in città assai vicine e molto legate sul piano sociale ed economico. Questa storia, oggi meglio conosciuta nella fase delle origini, offre anche utili materiali per una riflessione sull’attuale organizzazione ecclesiastica nel territorio altotiberino.
 
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Data della notizia:  12.06.2018 h 15:56

 
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