18.03.2018 h 13:09 di  Valtiberina Informa

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Fai Arezzo, Giornate di Primavera: apertura di Palazzo Vescovile, Palazzo Albergotti e Cappella della Madonna del Conforto in Duomo

I tre siti saranno visitabili Sabato 24 Marzo dalle ore 15.00 alle ore 18.00 e Domenica 25 Marzo dalle ore 10.00 alle ore 13.30 e dalle ore 14:30 alle ore 18:00, inoltre per Domenica alle ore 11.00 è prevista una visita organizzata dei Palazzi dedicata alle famiglie con bambini, a cura della Dott.ssa Sara Nocentini, Direttore dell’Ufficio Diocesano per l’Arte Sacra. Anche quest'anno saranno gli Apprendisti Ciceroni, ovvero i ragazzi del Liceo Classico "F. Petrarca", classe IIIA e del Liceo Linguistico "V. Colonna", classe VA, a guidare i visitatori
Fai Arezzo, Giornate di Primavera: apertura di Palazzo Vescovile, Palazzo Albergotti e Cappella della Madonna del Conforto in Duomo
In occasione delle Giornate Di Primavera 2018, Il Fai di Arezzo propone agli amici aretini e a tutti gli appassionati cultori della bellezza italiana, l'apertura di tre luoghi importantissimi per la Storia e l'Arte della nostra città: Palazzo Vescovile, Palazzo Albergotti e la Cappella della Madonna del Conforto in Duomo. I tre siti saranno visitabili Sabato 24 Marzo dalle ore 15.00 alle ore 18.00 e Domenica 25 Marzo dalle ore 10.00 alle ore 13.30 e dalle ore 14:30 alle ore 18:00, inoltre per Domenica alle ore 11.00 è prevista una visita organizzata dei Palazzi dedicata alle famiglie con bambini, a cura della Dott.ssa Sara Nocentini, Direttore dell’Ufficio Diocesano per l’Arte Sacra. Anche quest'anno saranno gli Apprendisti Ciceroni, ovvero i ragazzi del Liceo Classico "F. Petrarca", classe IIIA e del Liceo Linguistico "V. Colonna", classe VA, a guidare i visitatori e e assieme a loro, altra preziosissima risorsa: i Volontari, persone che mettono a disposizione il loro tempo e il loro entusiasmo per la riuscita della kermesse. Tra questi, il Gruppo FAI Giovani di Arezzo, che si occupa insieme al resto della Delegazione dell'organizzazione dell'evento e della sua realizzazione, il quale gode del Patrocinio del Comune di Arezzo, del contributo dello sponsor locale Torrefazione Caffè River e della collaborazione di Casa Museo Ivan Bruschi. Da ben 26 anni, il FAI offre la possibilità agli Italiani e non solo, di visitare e apprezzare per un giorno e mezzo le meraviglie del nostro Paese solitamente chiuse al pubblico. Anche ad Arezzo, è evidente come sia cresciuto l'interesse per questo approccio e come altre iniziative ammirevoli abbiano seguito l’esempio del FAI e arricchito l'offerta e nutrito il desiderio mettere a fuoco il nostro Patrimonio sconosciuto. Il FAI ha coinvolto negli anni la Scuola, trasformando i nostri ragazzi in Guide della loro città, chiamandoli “Apprendisti Ciceroni”: niente è più bello che vedere l'entusiasmo degli studenti, appositamente e attentamente istruiti dai loro insegnanti con una professionalità ammirevole, spiegare ai visitatori dei Luoghi aperti, i dettagli delle bellezze mostrate. Le aperture: Palazzo Vescovile Palazzo Albergotti Cappella della Madonna del Conforto in Duomo PALAZZO VESCOVILE Fu fatto costruire nel 1256 dal vescovo Guglielmino degli Ubertini in posizione prospiciente la cattedrale, cui è collegato da una loggia coperta di origine quattrocentesca che chiude a nord Piazza del Duomo. In questo Palazzo, nel 1276, fu ospitato papa Gregorio X, di ritorno dal secondo Concilio di Lione, che vi morì il 10 gennaio. Lasciò in dono 30.000 fiorini d’oro per la costruzione della nuova cattedrale. Il palazzo è sede della curia vescovile dalla metà del Duecento e oggi ospita anche la sede del Museo Diocesano MUDAS. Il Museo Diocesano di Arte Sacra, Mudas Museum, rappresenta l’espressione della vitalità religiosa e culturale del territorio aretino, ricco scrigno di preziose testimonianze artistiche. Le sale del Museo sono ubicate al piano terra ed accolgono opere di Andrea di Nerio, Spinello Aretino, Bernardo Rossellino e l’affresco staccato di Bartolomeo della Gatta, il pittore più importante della Toscana meridionale dopo Piero della Francesca. Il nucleo di opere vasariane è ben rappresentato dallo stendardo processionale per la Compagnia dei Peducci del 1549 e un grande tondo databile al 1557, in origine un cielo da baldacchino in seta rossa, raffigurante la Madonna della Misericordia. Nel 2016 è stata inaugurata l’importante apertura del piano nobile del Palazzo. Nelle varie sale del piano nobile si vedono le numerose decorazioni a ‘fresco’ del pittore aretino Teofilo Torri. Ad esse si susseguono le sale di ricevimento, caratterizzate dalla prestigiosa Quadreria vescovile con opere databili tra il XVI e il XIX secolo, fino a giungere alla camera dei Papi, stanza che nel corso della storia li ha ospitati durante le loro visite o passaggi nella diocesi aretina tra i quali recentemente Giovanni Paolo II e l’emerito Benedetto XVI.
PALAZZO ALBERGOTTI (mai aperto al pubblico) Costruito per volontà della famiglia Albergotti tra il 1792 e il 1799 su progetto di Leonardo Massimiliano De Vegni, passò in proprietà al Granduca di Toscana nel 1830. Rappresenta una delle massime espressioni dell’architettura neo-classica aretina risalente alla fine del XVIII secolo. Il Palazzo è detto anche “delle Statue”, essendo sormontato da grandi statue allegoriche, in terracotta, che coronano il timpano centrale (con stemma degli Albergotti). La facciata è caratterizzata da un rivestimento a bugnato e - al centro - da un gruppo di sei agili lesene, sulle quali appoggia il timpano triangolare. L’edificio sorge all’inizio di Via Ricasoli, in prossimità di Piazza Landucci e del ripido rettilineo di Piaggia di Murello. Adibito a palazzo reale nella prima metà dell’Ottocento, è oggi sede della Soprintendenza ai Beni ambientali, architettonici, artistici e storici. Il Palazzo inoltre è riccamente affrescato. Quella degli Albergotti è considerata la più importante famiglia di Arezzo, per il ruolo fondamentale svolto nella vita politica, religiosa e militare della città. Gli Albergotti hanno dato ad Arezzo tre vescovi. Il primo fu Giovanni I (1371-1375), che monsignor Tafi descrive geniale, dotato di grandi capacità politiche, militari e organizzative, impegnato al servizio del Papa in numerose missioni. Fu poi la volta di Giovanni II (1375- 1390), nipote del precedente, che osteggiò il partito guelfo, ormai troppo legato a Firenze, e tentò di impadronirsi del governo della città (agosto 1376). Dovette rifugiarsi presso i Tarlati, tradizionali nemici di famiglia, per sfuggire all'ira dei guelfi. Il terzo vescovo fu Agostino (1802- 1825), che condusse una vita santa.
Cappella della Madonna del Conforto in Duomo Importantissimo monumento, di grande significato per gli Aretini all’interno del Duomo: dalla seconda campata della navata sinistra si accede alla cappella della Madonna del Conforto, rara opera in stile neogotico con elementi neoclassici, realizzata nel 1796 su progetto di Giuseppe Del Rosso e completata nel 1817. Il suo ingresso è chiuso da una transenna marmorea con architrave sorretta da quattro pilastri sui quali è la seguente iscrizione riportata su entrambi i lati: “il tuo cuore sia confortato: ecco tua madre”. La cappella ha pianta cruciforme mancante della campata della navata, con due ambulacri tra i due bracci del transetto e la campata presbiterale; quest'ultima termina con un'abside trilobata illuminata da monofore rettangolari. La crociera è coperta con una cupola semisferica cassettonata con lanterna, priva di tamburo; nei quattro pennacchi, vi sono degli affreschi monocromi raffiguranti quattro profeti: Isaia, Ezechiele, Daniele, Geremia. Gli altri ambienti della cappella sono invece coperti con volta a crociera anch'essa affrescata. Gli affreschi sono opera di Luigi Ademollo e Luigi Catani, che li realizzarono tra il 1799 e il 1802, e raffigurano scene dall'Antico e dal Nuovo Testamento. Nel braccio destro del transetto, al di sopra del sepolcro marmoreo del vescovo Agostino Albergotti, vi è una terracotta invetriata della bottega di Andrea della Robbia raffigurante Maria Assunta in Cielo tra angeli, dell'ultimo decennio del XV secolo. Sulla parete accanto, vi è una pala con Giuditta che mostra la testa di Oloferne di Pietro Benvenuti (1804), contrapposta alla tela di Luigi Sabatelli Abigail che placa Davide (1806) posta nel braccio sinistro del transetto. In quest'ultimo luogo si trova anche una terracotta di Andrea della Robbia e collaboratori della fine del XV secolo con la Madonna con il Bambino tra i Santi Bartolomeo e Bernardino. Nell'ambulacro di sinistra, sulla parete laterale, vi è una terracotta invetriata di Andrea della Robbia e bottega raffigurante Maria in trono col Bambino fra i Santi Donato, Maddalena, Apollonia e Bernardino da Siena e Dio Padre, risalente al 1493-1495; la sua predella è formata da tre bassorilievi anch'essi in terracotta, raffiguranti, da sinistra: la Comunione di Santa Maria Maddalena, la Natività di Gesù, il Martirio di Santa Apollonia. Sulla parete fondale dell'ambulacro, trova luogo il marmoreo monumento funebre di Nicolò Marcacci. Sulla parete laterale dell'ambulacro di sinistra, invece, vi è una terracotta di Andrea della Robbia con la Santissima Trinità tra i Santi Bernardo e Donato e angeli (1485-1486), proveniente dalla chiesa della Santissima Trinità; nella predella, la Madonna col Bambino fra i confratelli della Misericordia. La parete di fondo ospita il neoclassico ingresso monumentale al sepolcro dei vescovi aretini, sormontato da una scultura della bottega di Andrea della Robbia raffigurante Maria in adorazione del Bambino (1480 circa). L'abside è interamente occupata dal presbiterio, delimitato da una balaustra marmorea. Al centro, vi è l'altare in marmi policromi, terminato nel 1823: l'ancona, affiancata da due angeli marmorei reggi-candelabro, è sormontata da un timpano triangolare sorretto da due colonne corinzie; essa custodisce. l'immagine della Madonna del Conforto, patrona e protettrice della diocesi di Arezzo-Cortona Sansepolcro come dichiarato nel 1993 da papa Giovanni Paolo II . La Madonna del Conforto è anche la Protettrice della città. All’inizio del febbraio 1796 Arezzo fu soggetta a delle scosse di terremoto che andarono avanti per un paio di settimane. Il 15 di quel mese, nello scantinato di un ospizio camaldolese nei pressi di Porta San Clemente, alcune persone rifugiate stavano pregando una maiolica raffigurante la Madonna di Provenzano, annerita dalla polvere e dalla fuliggine. Improvvisamente, secondo la tradizione, la figura iniziò a risplendere, si fece bianchissima e il terremoto terminò. Da quel momento, gli aretini, che interpretarono l'accaduto come un segno dell'amore e della protezione di Maria, ribattezzarono l'immagine "Madonna del Conforto" e la elessero protettrice della città.
 
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Data della notizia:  18.03.2018 h 13:09

 
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